No all'aborto chimico nei consultori della Regione Lazio

Destinatario: Nicola Zingaretti - Presidente Regione Lazio

 

No all'aborto chimico nei consultori della Regione Lazio

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No all'aborto chimico nei consultori della Regione Lazio

RICHIESTA REVOCA DELLA DETERMINAZIONE CHE INTRODUCE L'ABORTO CHIMICO NEI CONSULTORI

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE DEL

MOVIMENTO PER Politica Etica Responsabilità

(Presidente Olimpia Tarzia)


Aggiornamento del 09/05/2017

Il presidente Zingaretti, durante il consiglio straordinario sulla sanità e rispondendo finalmente alle sollecitazioni dell'on. Olimpia Tarzia, ha ribadito di essere orgoglioso degli scellerati provvedimenti adottati in tema di L. 194/78, ma allo stesso tempo, se pur in maniera non esplicita, è stato costretto a ridimensionare l'effetto della determinazione del 16 marzo 2017 n. G03244, che dovrebbe portare all'elaborazione di un progetto per eseguire l’aborto chimico in regime ambulatoriale nei consultori. Possiamo considerarlo un primo passo verso, speriamo, un'archiviazione definitiva di un provvedimento illegittimo e irragionevole. Dunque non sono stati vani interrogazioni, petizioni e ricorsi al Tar: possiamo dire che siamo riusciti ad azionare il freno su un provvedimento folle che voleva passare nascosto ed inosservato. 

Tuttavia, la determinazione non è stata ancora ufficialmenbte ritirata, per questo è importante continuare a firmare la petizione, per dare un segnale forte all'attuale amministrazione regionale.


Con la determinazione 16 marzo 2017, n. G03244 della Direzione Salute e Politiche Sociali, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ha istituito un tavolo tecnico per eseguire nei consultori l’aborto chimico tramite RU 486, conosciuta anche come pillola del mese dopo.


L’aborto, in qualunque modalità lo si esegua, sia chimico che chirurgico, è sempre l’uccisione di una vita umana, indipendentemente dall’epoca di vita del bambino, ma Zingaretti, che si gloria del fatto che la Regione Lazio è la prima in Italia a voler consentire l’aborto nei consultori, con questa decisione, veicolando il messaggio dell’aborto facile, mette a serio rischio anche la salute fisica e psicologica della donna!

 

Si tratta di un vero e proprio accanimento ideologico: anziché rafforzare il ruolo di prevenzione dell’aborto che la legge 194 (art.5) attribuisce ai consultori, attraverso la ricerca di possibili soluzioni dei problemi, di alternative all’aborto, e di rimozione delle cause, li trasforma, snaturandoli totalmente, in luoghi di distribuzione di pillole abortive. 


Tale determinazione, definita ‘sperimentale’, che prevede l’attivazione prima dell’estate, è del tutto illegittima, in quanto l’aborto chimico non può essere praticato nei consultori, ma solamente, oltre che negli ospedali, nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati.

Queste e solo queste sono le strutture autorizzate ad eseguire aborti, come si legge nell’articolo 8 della Legge n. 194/78 e i consultori, ex lege, non possono essere assolutamente considerati poliambulatori, essendo istituiti dalla peculiare legge nazionale n. 405/75, che ne definisce finalità e funzioni.

Oltre a questi chiari profili di illegittimità del provvedimento, ci sono problematiche molto serie di natura sanitaria.

Nelle Linee Guida sulla modalità di utilizzo RU-486 del Ministero della Salute, si stabilisce che l’aborto farmacologico può essere effettuato solo in ricovero ordinario. La somministrazione dell’RU486 infatti, richiede (‘per esigenze di salute e sicurezza per la donna’) maggiore assistenza medica rispetto all’aborto chirurgico, non potendosi conoscere con esattezza il momento esatto dell’espulsione dell’embrione.

L’aborto chimico con la RU 486, pur producendo lo stesso effetto della pillola del giorno dopo, e cioè la morte del concepito, ha sulla donna conseguenze psicologiche devastanti e le conseguenze fisiche possono arrivare ad essere  letali.

Viene somministrata a circa un mese di vita del concepito, entro la settima settimana di gravidanza. La sua modalità di utilizzo consiste in sostanze, somministrate a due giorni di distanza, la prima, a base di mifepristone, che interessando i recettori del progesterone necessari per il mantenimento della gravidanza, agisce sul lato abortivo, togliendo nutrimento all’embrione e provocandone la morte; la seconda, della categoria delle prostaglandine, che induce forti contrazioni uterine al fine di provocare l’espulsione del concepito.

Con l'assunzione della prima pillola si innesta un processo di non ritorno, perché si va incontro non solo all’aborto, ma anche, qualora fallisse il tentativo di aborto, ad effetti teratogeni importanti e imprevedibili dati dalle sostanze utilizzate.

 

RISCHI CONNESSI ALL’UTILIZZO DELLA RU 486

Per quanto riguarda i RISCHI, sono stati descritti i seguenti effetti collaterali:

- Immunosoppressione con rischio di gravi infezioni genitali soprattutto nei casi in cui si è dovuto ricorrere anche al raschiamento chirurgico. Sono stati descritti casi di setticemia seguita da morte dopo l’assunzione della sostanza, in America, in Canada, in Cina. In Italia, in Campania e in Piemonte sono morte due donne, che, dopo aver assunto la prima sostanza in ospedale, avevano firmato le dimissioni e scelto di completare la procedura a casa.

-  Dolore uterino (79,1%) e severi crampi uterini (80,5%)

- Sanguinamento genitale massivo (1-11%). Sanguinamento uterino che spesso si protrae anche per 10 giorni dopo l’assunzione della sostanza (anche per l’azione dei suoi metaboliti che persistono in circolo per altri 5 giorni dopo la somministrazione). Alcuni casi hanno richiesto emotrasfusione. (Il rischio aumenta soprattutto se la donna si trova costretta ad assumere FANS (antidolorifici) per far fronte al dolore).

- Disturbi del sonno, diminuendo la durata totale del sonno agendo a livello cerebrale, riducendo anche la fase REM del sonno.


La pericolosità della della RU486 è 10 volte superiore rispetto all’aborto chirurgico (Bartlett L.A. et Al Obstet. Gynaecol. 103(4:729-37, 2004)

 

Firma subito per fermare ‘l’aborto fai da te’ e l’accanimento ideologico di Zingaretti che vuole privatizzare l’aborto lasciando le donne sole ad abortire nel bagno di casa!


Persino l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, che ha autorizzato l’immissione in commercio della sostanza, con la delibera n. 14 del 30 luglio 2009, evidenziandone la pericolosità, ne stabilisce
‘l’uso solo in regime di ricovero ordinario,sulle basi giuridiche enunciate nella legge n. 194/78, che prevede l’assegnazione di un posto letto e la permanenza continuativa della paziente con pernottamento nella struttura ospedaliera per l’intera procedura abortiva, nelle sue diverse fasi’. Nella delibera si legge: ‘l'utilizzo del farmaco è subordinato al rigoroso rispetto della legge n. 194 del 1978 a garanzia e a tutela della salute della donna; in particolare deve essere garantito il ricovero in una delle strutture sanitarie individuate dall'art. 8 della legge n. 194 del 1978 dal momento dell'assunzione del farmaco fino alla verifica dell'espulsione del prodotto del concepimento’.


E ancora, nel primo parere del Consiglio Superiore di Sanità, del 18 marzo 2004 si afferma che ‘i rischi connessi all’interruzione farmacologica della gravidanza si possono considerare equivalenti alla interruzione chirurgica solo se l’interruzione di gravidanza avviene in ambito ospedaliero’, e tra le motivazioni addotte si citano
‘la non prevedibilità del momento in cui avviene l’aborto’ e ‘il rispetto della legislazione vigente che prevede che l’aborto avvenga in ambito ospedaliero’.

Il secondo parere del CSS, espresso il 20 dicembre 2005, stabilisce che ‘l’associazione di mifepristone e misoprostolo (RU 486) deve essere somministrata in ospedale pubblico o in altra struttura prevista dalla predetta legge e la donna deve essere ivi trattenuta fino ad aborto avvenuto’.


Ma Zingaretti ha deciso di non tenerne conto e di
sperimentare’ sulla pelle delle donne, tentando di distrarre, con questi provvedimenti, i cittadini del Lazio dalle vere emergenze in cui versa la sanità del Lazio, come evidenziato anche dalla nota del Vicariato di Roma del 6 aprile u.s.: 

“Suscita profondo sconcerto e forte preoccupazione la notizia della prossima distribuzione della pillola abortiva RU486 nei consultori familiari della Regione Lazio e delle motivazioni che si adducono per giustificarlaIl ricovero ospedaliero dunque non è un “fatto ideologico”, ma è necessario per la sicurezza della donna. Piuttosto, è ideologico spacciare come “riorganizzazione della rete sanitaria della Regione Lazio” l’introduzione della RU486 nei consultori, distraendo l’attenzione mediatica dalle reali priorità della sanità laziale quali l’assistenza domiciliare che non decolla, i pronto soccorso intasati, le infinite liste di attesa, la mancata presa in carico degli anziani e dei disabili. L’aborto rappresenta sempre una sconfitta per tutti, e nella solitudine delle pareti domestiche questa esperienza, che viene propagandata come facile e sicura, diventa ancor più devastante e dolorosa.”

 

La Presidente del Movimento PER Politica Etica Responsabilità,  Olimpia Tarzia, consigliere regionale del Lazio, ha presentato un’interrogazione urgente sulla questione, chiamando il Presidente Zingaretti a venire a riferire in Aula nella prossima seduta di Consiglio: mercoledì 12 p.v.

 

FIRMA LA PETIZIONE! ABBIAMO BISOGNO DELLA TUA MOBILITAZIONE PER BLOCCARE LA DETERMINAZIONE DELLA REGIONE LAZIO E FERMARE QUESTO PROVVEDIMENTO SCELLERATO E IDEOLOGICO SULLA PELLE DEI BAMBINI E DELLE DONNE! 

 


Promuove la petizione:

 

Movimento PER Politica Etica Responsabilità

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Firma subito questa petizione!

 
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Destinatario: Nicola Zingaretti - Presidente Regione Lazio

Alla cortese attenzione del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti

Chiedo che venga revocata la determinazione della Direzione Salute e Politiche Sociali, con la quale viene istituito un tavolo tecnico per eseguire l’aborto chimico in regime ambulatoriale nei consultori, perché:

- È illegittima, in quanto l’aborto (chimico) non può essere praticato nei consultori, ma solamente, oltre che negli ospedali, nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati (art.8 L.194/78) e i consultori non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici, essendo istituiti dalla peculiare legge nazionale n.405/75, che ne definisce le finalità e le funzioni;

- è pericolosa, in quanto diffonde il messaggio dell’aborto facile, esponendo la donna a conseguenze fisiche e psicologiche devastanti, nonostante nelle Linee Guida sulla modalità di utilizzo RU-486 del Ministero della Salute, e dell’AIFA, che ne ha autorizzato la commercializzazione, si stabilisce che l’aborto farmacologico può essere effettuato solo in ricovero ordinario;

- è ideologica, perché l’attuale amministrazione regionale anzichè mettere in atto politiche efficaci di prevenzione all’aborto e sostegno alle donne in difficoltà per una gravidanza, come dettato dalla stessa L.194/78, anziché occuparsi dei veri problemi della sanità del Lazio quali l’assistenza domiciliare, i pronto soccorso, le impossibili liste di attesa, l’abbandono degli anziani e dei disabili, lascia la donna sempre più sola e banalizza la realtà, sempre drammatica, dell’aborto.

Cordialmente

No all'aborto chimico nei consultori della Regione Lazio

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