ISTITUZIONE " 25 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL FIGLICIDIO" ( uccisione del figlio da parte di un genitore)

Destinatario: On.Donatella Ferranti Presidente Commissione Giustizia Camera

 

ISTITUZIONE " 25 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL FIGLICIDIO" ( uccisione del figlio da parte di un genitore)

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ISTITUZIONE " 25 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL FIGLICIDIO" ( uccisione del figlio da parte di un genitore)

PERCHE' TUTTI I BAMBINI UCCISI DA PARTE DI UN GENITORE NON VENGANO DIMENTICATI Durante il Convegno del 25 Febbraio 2015 che si tenuto a Roma – Antonella Penati Presidente dell’Associazione Federico nel cuore Onlus ha consegnato una richiesta scritta all’ On Ferranti chiedendo di istituire “il 25 febbraio Giornata nazionale contro il Figlicidio “ovvero contro l'uccisione di un bambino intesa come effetto collaterale del femminicidio ,della violenza sulle donne" nell'ambito di un conflitto tra genitori e dalla violenza inra famiglaire. Senza alcuna esclusione  Il 25 Febbraio dovrà essere una ” Giornata nazionale contro il figlicidio”, in memoria di Federico Barakat, di Davide e Andrea Iacovone e di tutti i bambini uccisi per mano di un genitore. E' quanto chiede al Parlamento la Presidente dell' Associazione "Federico nel cuore Onlus", Antonella Penati, il cui figlio, Federico Barakat, è stato ucciso dal padre il 25 febbraio 2009 a San Donato Milanese, durante un incontro in ambito protetto, "davanti ai servizi sociali" perché non ascoltato. Serve una giornata nazionale contro il figlicidio, a "nome di tutti i bambini uccisi in questi anni a seguito di episodi di violenza" consumati in famiglia e conseguenza di conflitti tra genitori. Ed è quanto chiede anche Erica Patti la mamma di Andrea e Davide Iacovone uccisi dal padre e bruciati nonostante le richieste di auto le denunce della mamma, Tale ricorrenza dovrà essere intesa come giornata in memoria delle vittime collaterali del femminicidio e della violenza inra famigliare Queste due madri hanno subito la perdita violenta dei propri figli a causa del mancato ascolto e a causa dell’imposizione di far vedere il proprio figlio al partner violento imposto dai tribunali a discapito della vita stessa dei bambini . Tanti altri bambini sono stati uccisi  tanti altri genitori piagono la loro morte ma nessuno li ricorda, queste vittime innocenti attendono che lo Stato Italiano non solo ricordi il loro sacrificio ma ponga in essere tutte le misure perché il loro sacrificio venga ricordato ed il loro martirio possa contribuire al nascere di una cultura giuridica e sociale attenta ai minori perché’ ciò che è accaduto a questi bambini non capiti mai più . La giornata del 25 febbraio assume anche un’ulteriore drammatico significato dopo l’orribile sentenza di Cassazione del 27 gennaio 2015 che ha annullato la sentenza di condanna e le confermato senza rinvio le sentenze di assoluzione di tutti gli assistenti sociali coinvolti nell’omicidio del piccolo Federico. Nessuno di coloro che avevano la tutela di Federico e che lo dovevano proteggere pagherà per la sua morte. In Italia i bambini vengono uccisi in ambito protetto e nessuno ne sarà mai responsabile…. !!! E nessuno li ricordera’ Non facciamo passere tutto sotto silenzio….diamo a tanti bambini ucciso una giornata nazionale che li ricordi www.federiconelcuore.com dove vi è la storia di Federico e la firma di 1461 firmatari (al 28 Febb 2015 ) che chiedono a allo Stato che i bambini vengano ascoltati e giustizia per Federico e per tanti Bambini innocenti. Firmate tutti e sostenete la nascita del “25 Febbraio Giornata Nazionale contro il figlicidio” Grazie Antonella Penati Erica Patti Si segnala a supporto dell’iniziativa le tantissime persone che si sono schierate tra i quali Dario Fo, Don Lugi Ciotti , Dott.ssa Serenella Pignotti., Movimento per Infanzia, CSI Onlus, il Gruppo Dieci che rappresenta Erica Patti e tantissimi altre persone che hanno a cuore i bambini . Si allegano link con interventi di Don Ciotti , Dario Fo, Dott.ssa Serenella Pignotti , INTERVISTA DI RADIO VATICANA , DON LUIGI CIOTTI http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6438 Roma - Istituire il 25 febbraio Giornata nazionale di sensibilizzazione contro il figlicidio, "ovvero contro l'uccisione di un bambino intesa come effetto collaterale del femminicidio e della violenza sulle donne" nell'ambito di un conflitto tra genitori. E' quanto chiede al Parlamento la presidente dell'associazione "Federico nel cuore", Antonella Penati, il cui figlio, Federico Barakat, è stato ucciso dal padre il 25 febbraio 2009 a San Donato Milanese, durante un incontro in ambito protetto, "davanti ai servizi sociali". Serve una giornata nazionale contro il figlicidio, ha insistito Penati nel corso di un convegno a Roma, a "nome di tutti i bambini uccisi in questi anni a seguito di episodi di violenza" consumati in famiglia e conseguenza di conflitti tra genitori. "Un orrore - ha sottolineato il presidente di Libera e fondatore del gruppo Abele, don Luigi Ciotti - che non può finire sotto silenzio. I diritti dei minori vengono prima dei diritti dei genitori e non possono essere solo enunciati, ma devono tradursi in realtà. Una responsabilità di ognuno di noi". "Con tutti i tagli che vengono fatti alle risorse - ha aggiunto don Ciotti - la sicurezza non è garantita più fino in fondo", ma "c'è la vita delle persone" da difendere. Ciò che serve, ha ribadito Antonella Penati, perché quanto accaduto a Federico non capiti ad altri bambini è "un dispositivo di legge che regoli gli ambiti protetti in modo unitario su tutto il territorio nazionale". Serve inoltre "più formazione tra gli assistenti sociali, perché non diventino burocrati con interessi", e che "i giudici ritrovino il loro ruolo giudicante, ascoltando i bambini e non limitandosi a leggere le relazioni dei servizi sociali". Su questo tema, ha concluso la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, "non basta l'intervento del legislatore in materia processuale, ma occorre la sinergia degli interventi e un coordinamento" del sistema di tutela dei minori. "Dobbiamo metterci al lavoro per verificare se quest'ultimo è uniforme nel nostro paese e fare in modo che le eccellenze diventino normalità in tutto il paese. Inoltre bisogna lavorare sulla formazione di magistratura, operatori sociali e sanitari e forze dell'ordine" COMUNICATO DI DARIO FO Milano, 4 febbraio 2015 “Federico Barakat, figlio di Antonella Penati, è il primo bambino in Italia ucciso in ambito protetto, cioè in un luogo dove persone sicure scelte dallo stato si impegnano a fare in modo che un minore non riceva offesa fisica o morale. Federico è morto il 25 febbraio 2009 in seguito ad un’aggressione armata ad opera del padre, durante un colloquio, che era stato garantito sotto protezione, all’interno della ASL di San Donato Milanese. Prima di quel giorno, per anni Antonella e Federico hanno subito minacce e soprusi da quell’uomo disturbato, violento e ossessivo. Le aggressioni si sono perpetrate con agghiacciante regolarità ma Tribunali, Carabinieri e assistenti sociali hanno deciso di considerare la parte da tutelare (e proteggere) quella paterna, consentendogli di incontrare il piccolo, sottovalutando clamorosamente la pericolosità denunciata da madre e figlio. Alle suppliche di Antonella - che era ben consapevole di quel crescendo di disagio paterno allarmante - le assistenti sociali hanno addirittura risposto con la minaccia di allontanare il bambino anche da lei, se non avesse consentito al padre di incontrare il figlio in un contesto protetto. Paradossalmente, quel contesto ritenuto sicuro e controllato è lo stesso in cui quell’uomo è potuto entrare armato di coltello e pistola, lo stesso in cui è stato lasciato solo con il figlio, lo stesso in cui ha potuto ucciderlo prima di togliersi la vita. Sappiamo i nomi e cognomi delle persone che non hanno protetto Federico quel giorno dagli spari sulla nuca e dalle otto coltellate ma questa vicenda atroce porta alla luce delle responsabilità ben più estese. Denuncia soprattutto una follia istituzionale radicalizzata, figlia della mancanza di cultura e di preparazione di chi deve proteggere i minori, ovvero tutti noi. Siamo un popolo di disinformati, di uomini e donne distratti, che voltano la faccia davanti alle denunce di una madre che vuole proteggere un figlio. Siamo un popolo che ancora oggi ignora questa storia orribile - che non vuole ammettere di aver lasciato solo Federico in quella stanza - e di giudici che preferiscono nel giudizio lasciar correre e iscrivere il dramma in una casualità senza colpevoli. Ma è ora di accettare la verità che ci indica tutti come colpevoli davanti a queste tragedie, perché non ci siamo lasciati coinvolgere, non ci siamo interessati di quanto accaduto e la comunità ha preferito ignorare. E’ il grave tarlo di un popolo fatto di persone che mettono sempre avanti se stesse e non riescono a vedere gli altri. Se la società non riesce ad assumersi la responsabilità di un fatto tanto grave vuol dire che non vuole nemmeno prenderne atto, vuole ignorarlo, vuole continuare a lasciare che si uccidano i suoi figli, anziché proteggerli. Ma la responsabilità maggiore viene dall’alto: judicem significa colui che giudica persone o cose e ha la competenza e l’autorità di emettere giudizi. Ma dov’è la giusta sentenza? In quella stanza Federico è stato lasciato solo da tutti noi, senza tutori, senza custodi, senza protettori. Quanto avvenuto presso l’ASL di San Donato Milanese non è da archiviare come fatale distrazione. Si tratta di un atroce insulto, di una tremenda superficialità collettiva. Una mancanza di responsabilità a tutti i livelli che si manifesta con il rifiuto di proteggere i deboli e di far rispettare le leggi. Non possiamo accettare che nel nostro paese un luogo di tutela e protezione di un minore sia lo stesso dove un padre – più volte segnalato come violento - possa uccidere un figlio, indisturbato. Chi non protegge deve essere punito. Perché nessuno può fare parte di una società che non si prende cura dei propri figli. Il 27 gennaio 2015, le persone negligenti, superficiali e prive di senso civico che dovevano tutelare Federico, sono state assolte dalla Corte di Cassazione. Giustizia è fatta: la signora bendata che siede solenne all’ingresso del tribunale da tempo è stata rovesciata a terra e ognuno finge di non essersene accorto. “ DARIO FO

 

Dott. ssa Serenella Pignotti Medico pediatra del Meyer di Firenze, Medico Legale, Perito Forense e Vice Presidente Associazione Federico nel cuore Onlus

 http://www.mariaserenellapignotti.it/?p=771

“Federico Barakat, figlio di Antonella Penati, è il primo bambino in Italia ucciso in ambito protetto, cioè in un luogo dove persone sicure scelte dallo stato si impegnano a fare in modo che un minore non riceva offesa fisica o morale.

Federico è morto il 25 febbraio 2009 in seguito ad un’aggressione armata ad opera del padre, durante un colloquio, che era stato garantito sotto protezione, all’interno della ASL di San Donato Milanese. Prima di quel giorno, per anni Antonella e Federico hanno subito minacce e soprusi da quell’uomo disturbato, violento e ossessivo. Le aggressioni si sono perpetrate con agghiacciante regolarità ma Tribunali, Carabinieri e assistenti sociali hanno deciso di considerare la parte da tutelare (e proteggere) quella paterna, consentendogli di incontrare il piccolo, sottovalutando clamorosamente la pericolosità denunciata da madre e figlio. Alle suppliche di Antonella – che era ben consapevole di quel crescendo di disagio paterno allarmante – le assistenti sociali hanno addirittura risposto con la minaccia di allontanare il bambino anche da lei, se non avesse consentito al padre di incontrare il figlio in un contesto protetto.

Paradossalmente, quel contesto ritenuto sicuro e controllato è lo stesso in cui quell’uomo è potuto entrare armato di coltello e pistola, lo stesso in cui è stato lasciato solo con il figlio, lo stesso in cui ha potuto ucciderlo prima di togliersi la vita.
Sappiamo i nomi e cognomi delle persone che non hanno protetto Federico quel giorno dagli spari sulla nuca e dalle otto coltellate ma questa vicenda atroce porta alla luce delle responsabilità ben più estese. Denuncia soprattutto una follia istituzionale radicalizzata, figlia della mancanza di cultura e di preparazione di chi deve proteggere i minori, ovvero tutti noi.
Siamo un popolo di disinformati, di uomini e donne distratti, che voltano la faccia davanti alle denunce di una madre che vuole proteggere un figlio. Siamo un popolo che ancora oggi ignora questa storia orribile – che non vuole ammettere di aver lasciato solo Federico in quella stanza – e di giudici che preferiscono nel giudizio lasciar correre e iscrivere il dramma in una casualità senza colpevoli.
Ma è ora di accettare la verità che ci indica tutti come colpevoli davanti a queste tragedie, perché non ci siamo lasciati coinvolgere, non ci siamo interessati di quanto accaduto e la comunità ha preferito ignorare. E’ il grave tarlo di un popolo fatto di persone che mettono sempre avanti se stesse e non riescono a vedere gli altri. Se la società non riesce ad assumersi la responsabilità di un fatto tanto grave vuol dire che non vuole nemmeno prenderne atto, vuole ignorarlo, vuole continuare a lasciare che si uccidano i suoi figli, anziché proteggerli.
Ma la responsabilità maggiore viene dall’alto: judicem significa colui che giudica persone o cose e ha la competenza e l’autorità di emettere giudizi. Ma dov’è la giusta sentenza?

In quella stanza Federico è stato lasciato solo da tutti noi, senza tutori, senza custodi, senza protettori.
Quanto avvenuto presso l’ASL di San Donato Milanese non è da archiviare come fatale distrazione. Si tratta di un atroce insulto, di una tremenda superficialità collettiva. Una mancanza di responsabilità a tutti i livelli che si manifesta con il rifiuto di proteggere i deboli e di far rispettare le leggi. Non possiamo accettare che nel nostro paese un luogo di tutela e protezione di un minore sia lo stesso dove un padre – più volte segnalato come violento – possa uccidere un figlio, indisturbato. Chi non protegge deve essere punito. Perché nessuno può fare parte di una società che non si prende cura dei propri figli.

Il 27 gennaio 2015, le persone negligenti, superficiali e prive di senso civico che dovevano tutelare Federico, sono state assolte dalla Corte di Cassazione. Giustizia è fatta: la signora bendata che siede solenne all’ingresso del tribunale da tempo è stata rovesciata a terra e ognuno finge di non essersene accorto. DARIO FO

RADIO VATICANA

http://it.radiovaticana.va/news/2015/02/26/associazione_federico_nel_cuore_i_bambini_vanno_ascoltati/1125727

Società \ Famiglia

Associazione Federico nel cuore: i bambini vanno ascoltati

Come proteggere i bambini spettatori di conflitti e di violenze tra i genitori. Se ne è parlato nel convegno “La tutela del minore dentro il conflitto genitoriale” che si è svolto a Roma per iniziativa dell’ associazione “Federico nel cuore”. Sulle motivazioni dell' incontro, Anna Zizzi ha sentito la presidente dell’associazione, Antonella Penati:  

R. – Questo convegno è stato dedicato a tutti i bambini non ascoltati. L’idea della associazione è di aiutare a far nascere una cultura attenta ai bambini e soprattutto a tutela dell’unità familiare, perché non solo i bambini devono essere ascoltati, ma i genitori devono essere aiutati nel loro ruolo genitoriale.

D. – Vari sono stati i temi affrontati nel convegno: si è parlato della violenza sulle donne fino ad arrivare alla protezione del minore. Quali sono ad oggi le azioni intraprese a riguardo?

R. - La violenza sulle donne e quella sui minori sono strettamente collegate. A fronte di una violenza su una donna e a fronte di un “femminicidio”, spesso le vittime collaterali sono i bambini, cioè i figli. Il “femminicidio” è un fenomeno molto in aumento. Recentemente c’è stata la convenzione di Istanbul che l’Italia ha ratificato, ma sono tante le riforme che devono essere fatte in Italia in favore e a sostegno di tutte le figure preposte, dai giudici, ai magistrati, alla polizia, ai servizi sociali, a protezione della vittima, prima della donna che subisce violenza, e poi anche dei  bambini. Ho chiesto al presidente della Commissione giustizia alla Camera di dedicare il 25 febbraio di ogni anno alla giornata contro il “figlicidio”, inteso come bambini uccisi a causa di un “femminicidio”, a causa della violenza intrafamiliare o a causa del conflitto tra genitori.

D. – Quali sono le conseguenze che possono ricadere sui figli che vivono in un contesto familiare di violenza?

R. – Prima di tutto sono danni biologici permanenti. Tutti i bambini che subiscono violenza e subiscono addirittura, spesso, allontanamenti in case famiglia, hanno dalle quattro alle sei volte in più di potenzialità di suicidio in età adolescenziale, hanno tutta una serie di problematiche organiche, una serie di problematiche di ordine psicologico, e noi abbiamo il dovere di dare un aiuto per interrompere questa escalation di orrore.

D. – Perché nasce l’organizzazione “Federico nel cuore”, che ha promosso il convegno, e qual è la sua mission?

R. – La mission dell’associazione è “the children must be heard”, i bambini devono essere ascoltati. E’ nata in memoria di Federico Barakat e la mission è quella di formare, e prima di tutto denunciare, tutto il mancato ascolto di tanti bambini. di tante donne e di tanti genitori. Nasce perché si vuole far crescere una cultura di attenzione in tutte le figure preposte alla tutela del minore: fare convegni, fare incontri, richiamare il legislatore a favorire una formazione, una creazione di un sistema di sinergie tra giudici, avvocati, assistenti sociali, psicologi, che siano figure formate, preparate, per aiutare davvero i bambini. Una società civile, se si vuole chiamare tale, deve garantire una vita serena proprio ai più deboli, in questo caso i bambini, che sono comunque il nostro futuro. Una società civile non può non proteggere i bambini.

 

  

Dott. ssa Serenella Pignotti Medico pediatra del Meyer di Firenze, Medico Legale, Perito Forense e Vice Presidente Associazione Federico nel cuore Onlus

 http://www.mariaserenellapignotti.it/?p=771

“Federico Barakat, figlio di Antonella Penati, è il primo bambino in Italia ucciso in ambito protetto, cioè in un luogo dove persone sicure scelte dallo stato si impegnano a fare in modo che un minore non riceva offesa fisica o morale.

Federico è morto il 25 febbraio 2009 in seguito ad un’aggressione armata ad opera del padre, durante un colloquio, che era stato garantito sotto protezione, all’interno della ASL di San Donato Milanese. Prima di quel giorno, per anni Antonella e Federico hanno subito minacce e soprusi da quell’uomo disturbato, violento e ossessivo. Le aggressioni si sono perpetrate con agghiacciante regolarità ma Tribunali, Carabinieri e assistenti sociali hanno deciso di considerare la parte da tutelare (e proteggere) quella paterna, consentendogli di incontrare il piccolo, sottovalutando clamorosamente la pericolosità denunciata da madre e figlio. Alle suppliche di Antonella – che era ben consapevole di quel crescendo di disagio paterno allarmante – le assistenti sociali hanno addirittura risposto con la minaccia di allontanare il bambino anche da lei, se non avesse consentito al padre di incontrare il figlio in un contesto protetto.

Paradossalmente, quel contesto ritenuto sicuro e controllato è lo stesso in cui quell’uomo è potuto entrare armato di coltello e pistola, lo stesso in cui è stato lasciato solo con il figlio, lo stesso in cui ha potuto ucciderlo prima di togliersi la vita.
Sappiamo i nomi e cognomi delle persone che non hanno protetto Federico quel giorno dagli spari sulla nuca e dalle otto coltellate ma questa vicenda atroce porta alla luce delle responsabilità ben più estese. Denuncia soprattutto una follia istituzionale radicalizzata, figlia della mancanza di cultura e di preparazione di chi deve proteggere i minori, ovvero tutti noi.
Siamo un popolo di disinformati, di uomini e donne distratti, che voltano la faccia davanti alle denunce di una madre che vuole proteggere un figlio. Siamo un popolo che ancora oggi ignora questa storia orribile – che non vuole ammettere di aver lasciato solo Federico in quella stanza – e di giudici che preferiscono nel giudizio lasciar correre e iscrivere il dramma in una casualità senza colpevoli.
Ma è ora di accettare la verità che ci indica tutti come colpevoli davanti a queste tragedie, perché non ci siamo lasciati coinvolgere, non ci siamo interessati di quanto accaduto e la comunità ha preferito ignorare. E’ il grave tarlo di un popolo fatto di persone che mettono sempre avanti se stesse e non riescono a vedere gli altri. Se la società non riesce ad assumersi la responsabilità di un fatto tanto grave vuol dire che non vuole nemmeno prenderne atto, vuole ignorarlo, vuole continuare a lasciare che si uccidano i suoi figli, anziché proteggerli.
Ma la responsabilità maggiore viene dall’alto: judicem significa colui che giudica persone o cose e ha la competenza e l’autorità di emettere giudizi. Ma dov’è la giusta sentenza?

In quella stanza Federico è stato lasciato solo da tutti noi, senza tutori, senza custodi, senza protettori.
Quanto avvenuto presso l’ASL di San Donato Milanese non è da archiviare come fatale distrazione. Si tratta di un atroce insulto, di una tremenda superficialità collettiva. Una mancanza di responsabilità a tutti i livelli che si manifesta con il rifiuto di proteggere i deboli e di far rispettare le leggi. Non possiamo accettare che nel nostro paese un luogo di tutela e protezione di un minore sia lo stesso dove un padre – più volte segnalato come violento – possa uccidere un figlio, indisturbato. Chi non protegge deve essere punito. Perché nessuno può fare parte di una società che non si prende cura dei propri figli.

Il 27 gennaio 2015, le persone negligenti, superficiali e prive di senso civico che dovevano tutelare Federico, sono state assolte dalla Corte di Cassazione. Giustizia è fatta: la signora bendata che siede solenne all’ingresso del tribunale da tempo è stata rovesciata a terra e ognuno finge di non essersene accorto. DARIO FO

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Associazione Federico nel cuore: i bambini vanno ascoltati

Come proteggere i bambini spettatori di conflitti e di violenze tra i genitori. Se ne è parlato nel convegno “La tutela del minore dentro il conflitto genitoriale” che si è svolto a Roma per iniziativa dell’ associazione “Federico nel cuore”. Sulle motivazioni dell' incontro, Anna Zizzi ha sentito la presidente dell’associazione, Antonella Penati:  

R. – Questo convegno è stato dedicato a tutti i bambini non ascoltati. L’idea della associazione è di aiutare a far nascere una cultura attenta ai bambini e soprattutto a tutela dell’unità familiare, perché non solo i bambini devono essere ascoltati, ma i genitori devono essere aiutati nel loro ruolo genitoriale.

D. – Vari sono stati i temi affrontati nel convegno: si è parlato della violenza sulle donne fino ad arrivare alla protezione del minore. Quali sono ad oggi le azioni intraprese a riguardo?

R. - La violenza sulle donne e quella sui minori sono strettamente collegate. A fronte di una violenza su una donna e a fronte di un “femminicidio”, spesso le vittime collaterali sono i bambini, cioè i figli. Il “femminicidio” è un fenomeno molto in aumento. Recentemente c’è stata la convenzione di Istanbul che l’Italia ha ratificato, ma sono tante le riforme che devono essere fatte in Italia in favore e a sostegno di tutte le figure preposte, dai giudici, ai magistrati, alla polizia, ai servizi sociali, a protezione della vittima, prima della donna che subisce violenza, e poi anche dei  bambini. Ho chiesto al presidente della Commissione giustizia alla Camera di dedicare il 25 febbraio di ogni anno alla giornata contro il “figlicidio”, inteso come bambini uccisi a causa di un “femminicidio”, a causa della violenza intrafamiliare o a causa del conflitto tra genitori.

D. – Quali sono le conseguenze che possono ricadere sui figli che vivono in un contesto familiare di violenza?

R. – Prima di tutto sono danni biologici permanenti. Tutti i bambini che subiscono violenza e subiscono addirittura, spesso, allontanamenti in case famiglia, hanno dalle quattro alle sei volte in più di potenzialità di suicidio in età adolescenziale, hanno tutta una serie di problematiche organiche, una serie di problematiche di ordine psicologico, e noi abbiamo il dovere di dare un aiuto per interrompere questa escalation di orrore.

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R. – La mission dell’associazione è “the children must be heard”, i bambini devono essere ascoltati. E’ nata in memoria di Federico Barakat e la mission è quella di formare, e prima di tutto denunciare, tutto il mancato ascolto di tanti bambini. di tante donne e di tanti genitori. Nasce perché si vuole far crescere una cultura di attenzione in tutte le figure preposte alla tutela del minore: fare convegni, fare incontri, richiamare il legislatore a favorire una formazione, una creazione di un sistema di sinergie tra giudici, avvocati, assistenti sociali, psicologi, che siano figure formate, preparate, per aiutare davvero i bambini. Una società civile, se si vuole chiamare tale, deve garantire una vita serena proprio ai più deboli, in questo caso i bambini, che sono comunque il nostro futuro. Una società civile non può non proteggere i bambini.

 

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Destinatario: On.Donatella Ferranti Presidente Commissione Giustizia Camera

ISTITUZIONE " 25 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL FIGLICIDIO"

Gentmo Onorevole 

Faccio seguito alla mia richiesta di istituzione della Giornata Nazionale contro il Figlicidio le chiedo il suo prezioso aiuto nel proporre al Parlamento Italianola nostra richiesta in memoria del piccolo Federico Barakat e di DAvide e Andrea Iacovone,

Confidiamo nel suo impegno nel dare risposta a tanto dolore,

Grazie a nome di tante madri e a nome di Erica Patti

Antonella Penati

Presidente Federico nel cuore Onlus

 Resp. Regione Lombardia e Direttivo del Movimento per Infanzia, Presidente Regione Lombardia del CSI ONLUS  Resp. Sportello diritti e minori e tutela degli errori dei servizi sociali - 

 

Cordialmente

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