Stop immediato all'istituzione della zona a traffico limitato "Area B"

Destinatario: Giuseppe Sala - Sindaco di Milano - e Giunta Comunale

 

Stop immediato all'istituzione della zona a traffico limitato "Area B"

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Stop immediato all'istituzione della zona a traffico limitato "Area B"

Come probabilmente già centinaia di migliaia di persone, tra quelle che risiedono a Milano o che vi accedono quotidianamente per motivi di lavoro, avranno notato, il Comune di Milano ha disposto l'attivazione di una zona a traffico limitato che comprende oltre il 70% del territorio del Comune. L'apposita segnaletica, già in parte posizionata, individua chiaramente la zona coinvolta, che si estende sostanzialmente a tutto il reticolo stradale all'interno delle autostrade tangenziali.

L'idea del Sindaco Sala e della sua Giunta è quella di impedire completamente l'accesso in orari di lavoro (Lun-Ven 7.30-19.30) ad una nutrita serie di veicoli a tutt'oggi circolanti, che rientrino nelle classi fino ad Euro 3 compresa, per la propulsione Diesel ed Euro 0 compresa, per la propulsione benzina verde. E' prevista la messa in opera di telecamere per il rilevamento degli accessi, ed elevate sanzioni pecuniarie per i trasgressori.

Allo stato attuale, il divieto - salvo ulteriori rinvii - dovrebbe scattare entro la fine di Febbraio 2019. Successivamente, per ottenere la drastica riduzione generale dei movimenti a mezzo automobile nella Città di Milano, un progetto già delineato dalla Giunta Comunale prevede che, attraverso alcune tappe intermedie, il divieto di circolazione colpisca classi di veicoli sempre più ampie, in tempi relativamente brevi. Ad esempio, entro la fine del 2019 saranno vietati gli accessi a Milano ai veicoli Diesel Euro 4 e nel 2020 quelli a benzina Euro 1. E così via, fino negli anni successivi alle prossime Elezioni Comunali (previste per il 2022, quando i Diesel Euro 5 non potranno più circolare) al divieto per tutti i veicoli Diesel ad oggi circolanti ed anche di quelli a benzina fino Euro 4 inclusa. Si tratta di un progetto pesantemente contestabile sotto diversi aspetti. Eccone alcuni:

1) Il divieto crea una pesante ed arbitraria discriminazione basata sul possesso da parte dei Cittadini di Milano, come di chiunque voglia accedere alla Città, di un'automobile di una certa classe Euro. Chi possiede un'auto di un certo tipo si vede riconosciuto un diritto (alla circolazione), chi di un altro tipo, se lo vede negato. Da questo punto di vista, l’eufemistica scelta del termine 'limitare' (di cui alla nota del Comune sulla pagina web ufficiale relativa al provvedimento) riferito alla circolazione, non può trarre in inganno nessuno: per chi adopera la macchina quotidianamente in orario lavorativo, tale limitazione equivale “de facto” a un impedimento totale alla fruizione del proprio mezzo di trsporto per gli scopi per cui tipicamente è stato acquistato (recarsi al lavoro, trasporto figli per/da scuola, commercio, etc.).

2) Non viene tenuto in nessun conto il fatto che i veicoli coinvolti nel provvedimento di divieto siano stati acquistati, al pari di quelli non coinvolti, prima (anche molto prima) che il divieto di circolazione fosse ideato e siano stati anch'essi immatricolati e revisionati nei modi previsti dalle leggi vigenti. Non c'è, né c'è mai stata alcuna disparità dal punto di vista amministrativo e fiscale tra i tipi di veicoli che vengono ora ammessi alla circolazione e quelli che non vengono ammessi. Trattandosi di un'evidente quanto arbitraria limitazione del diritto di godimento della proprietà, inflitta (per ora) ai possessori solo di una certa classe di veicoli, e stabilita per i soli residenti a Milano o per coloro che abbiano necessità di accedervi - una limitazione della proprietà, che si avvicina concettualmente ad un esproprio, per cui l'indennizzo è previsto esplicitamente dalla Costituzione Italiana (Articolo 42) - è impensabile che non venga riconosciuto un giusto indennizzo a tutti i proprietari dei veicoli interessati, dovesse il provvedimento entrare in vigore. Ad esempio, si potrebbe ridurre drasticamente la tassa di circolazione, ovvero risarcire i proprietari dei mezzi interessati per un importo uguale alla differenza tra il valore di mercato attuale (ridottosi a causa dell’impossibilità di usare l’auto nell’area milanese) e quello anteriore all’entrata in vigore dell’iniquo provvedimento. Di indennizzi non si fa ad oggi alcuna menzione nelle poche pagine web del Comune di Milano dedicate alla manovra.

3) I proprietari dei mezzi interessati dal divieto appartengono prevalentemente alle categorie di reddito inferiore. L'istituzione del divieto di accesso, costringendo di fatto all'acquisto di un nuovo veicolo, crea una discriminazione tanto più vergognosa in quanto tende a colpire categorie più deboli economicamente, creando problemi di mobilità ingenti e, per molti, senza soluzione, mentre, per coloro che godono di redditi più elevati e posseggono mezzi economici necessari all'acquisto di un'automobile ad alta tecnologia, il divieto può costituire un minore danno.

4) Il provvedimento è tecnologicamente e ingegneristicamente privo di senso. Esso prevede di coinvolgere auto che rilasciano già, grazie agli avanzamenti nella tecnica automobilistica degli ultimi venti anni, quantità di inquinanti trascurabili rispetto ai decenni precedenti. La loro rimozione dalla circolazione stradale non ha quindi un rilevante apporto migliorativo rispetto all'obiettivo di riduzione delle emissioni, specie a fronte, per esempio, del pesantissimo apporto inquinante fornito dagli impianti di riscaldamento e da quelli di incenerimento dei rifiuti. Si rileva piuttosto come il programma pluriennale considerato nella sua interezza punti di fatto all'eliminazione del motore a scoppio (ciclo Diesel o benzina che sia) dalle strade di Milano (vedi pagina ufficiale del provvedimento sul sito del Comune di Milano). Tuttavia, ad oggi non esiste, né è onestamente prevedibile che maturi rapidamente, alcuna alternativa tecnologica che consenta di realizzare le stesse prestazioni delle soluzioni ora in uso. Auto elettriche o a idrogeno presentano scarso carico pagante, alti costi di acquisto e manutenzione, basse prestazioni velocistiche e, soprattutto, limitatissima autonomia chilometrica ed ingenti difficoltà tecniche e tempi di rifornimento, nonché, a lungo andare onerosissimi e inquinanti processi di smaltimento delle batterie esauste. L'eliminazione di una tecnologia esistente, senza che sia sostituibile con una migliore, è un evidente esempio di regresso tecnologico arbitrario, che può svilupparsi soltanto su base ideologica.

5) Manca del tutto una solida base oggettiva per giustificare un tale abbassamento della qualità della vita per coloro che vengono colpiti dal provvedimento. Il citato presunto rischio alla salute derivante dalla diffusione di residui carboniosi, specialmente legato alla propulsione Diesel, peraltro già allo stato attuale della tecnologia immensamente ridotto rispetto a soli 20 anni fa (punto 4), non deve trarre in inganno. Il tasso di mortalità e l'età media in Milano risultano del tutto paragonabili (e la prima, di fatto, spesso inferiore) a quelle di Comuni Lombardi situati lontano dalle aree metropolitane. Mentre il rischio per la salute è presunto, il danno economico per i soggetti coinvolti è perfettamente circostanziabile e quello in termini di qualità della vita, addirittura catastrofico per coloro che non avessero modo di far fronte all'esborso per l'acquisto di un veicolo ad alta tecnologia e che si vedranno quindi impossibilitati in modo imprevisto nei propri quotidiani movimenti, salvo dover ricorrere alla rete dei trasporti pubblici, sempre in ritardo, già ora, rispetto alle necessità elementari di chi si sposta per lavoro o per necessità (le quotidiane vicende dei disservizi che colpiscono i lavoratori pendolari ne sono, ripetiamo, già ora, un triste esempio).

6) Legato al 5), è inoltre da rilevare che il provvedimento interesserà rapidamente automobili di classe Euro via via più elevate. Questo suggerisce che il vero obiettivo del provvedimento non è la salute del Cittadino, che già oggi a Milano non è più in pericolo che altrove, ma l'eliminazione nel prossimo futuro dalle strade di Milano anche dei veicoli oggi riconosciuti come meno inquinanti, ovvero di tutti i veicoli, secondo una logica ispirata ad un'ideologia verdista ed anti-umana, che mira a fare della città una sorta di oasi ecologica per chi fosse in grado di svolgere le sue funzioni spostandosi solo a piedi o in bicicletta. Questo ovviamente mina le fondamenta stesse del concetto di città come luogo di incontro nato per il commercio e gli scambi, in cui sia facile entrare ed uscire (con tutto ciò che è necessario portare), nei modi e nei tempi ragionevoli per chi di questi scambi è protagonista. Tutto questo a vantaggio di una èlite di fortunati, giovani o ricchi, ecologisti che viaggia in taxi quando piove, che oggi abita in centro - già protetto dall’area C a traffico limitato da molto tempo - e che ora desidera imporre, con un provvedimento che definisce ipocritamente “equo” , ma che in realtà esibisce un’intolleranza totalitaria, la sua visione ideologica, utopista e contraddittoria, di 'aggregato urbano senza automobili' a tutto il sedime cittadino.

7) Per la brutale discriminazione messa in atto senza il minimo scrupolo, per il dimostrato disprezzo della qualità della vita di moltissimi Cittadini e frequentatori della Città di Milano, per la grossolana ignoranza del dato scientifico-tecnologico di cui il provvedimento si fa esempio evidente (cosa davvero indegna di una Pubblica Amministrazione che si picca di educare la Cittadinanza) e per l'ipocrisia delle motivazioni salutiste addotte, volte più verosimilmente a mascherare un disegno ideologico di matrice ecofascista, certamente molto discutibile e, probabilmente, inconciliabile con la natura stessa della città (ed è questa una ragione sufficiente perché chi la governa si faccia serie domande sulla propria adeguatezza ad un simile incarico, piuttosto che magari a quello di custode di un Parco Nazionale o di una riserva ecologica), ci pare che l’intero progetto, nel migliore dei casi, sia improntato a soddisfare un puro desiderio di autocompiacimento di coloro che l’hanno elaborato, anche grazie alla conquista della ribalta mediatica che premia sempre i propugnatori dell’ideologia ecologista. Come al solito, il costo dell’operazione è a carico dei Cittadini che subiranno le conseguenze del provvedimento e dovranno essere felici – secondo i proponenti – perché è un provvedimento “equo”. La caratteristica dominante di questo genere di provvedimenti è la loro arbitrarietà. Sulle stesse fallaci premesse potrebbe presto essere richiesto dal Comune di Milano, ad esempio, di abbattere le abitazioni - già pagate e tassate - che non rientrino in una certa classe energetica, oppure a tutti i condomini con riscaldamento centralizzato di passare ad uno autonomo, o, perché no, viceversa. E in attesa di una sostituzione dell'impianto con uno puramente elettrico - obbligatoria, da attuarsi immediatamente e senza indennizzo -, di rimanere al freddo, salvo pagamento di una multa giornaliera sulla base della temperatura tenuta.

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Per queste ragioni, è importante esternare all’attuale Sindaco di Milano ed alla Giunta la preoccupazione che un simile provvedimento non può che destare in molti Cittadini, sia quelli direttamente interessati dai divieti, sia coloro che hanno semplicemente un interesse per la sopravvivenza del diritto e della democrazia.

Vista l’arbitrarietà dispotica e la forte iniquità del provvedimento, la sua mancanza di basi oggettive e la potenziale devastante portata economica per molti, a fronte di un sostegno di cui il provvedimento stesso sembra godere presso l’attuale Amministrazione, riteniamo la posizione assunta dal Sindaco e dalla Giunta estremamente offensiva ed imbarazzante.

Oltre ad invocare l’immediata sospensione del provvedimento e la garanzia che simili operazioni e prese di posizione non si ripeteranno mai più, entrambe azioni che siamo esplicitamente a chiedere, riterremmo anche di suggerire una presa di coscienza dell'iniquità che si è tentato di perpetrare, e data la gravità della materia, di valutare l'opportunità di proseguire con questa esperienza di governo cittadino.

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Destinatario: Giuseppe Sala - Sindaco di Milano - e Giunta Comunale

Spettabile Sindaco di Milano, Spettabile Giunta Comunale,

apprendo con sgomento del tentativo del Comune di Milano di bloccare il transito in Città ad una arbitraria selezione di veicoli, attraverso l'istituzione della cosiddetta 'Area B'. 

Non posso rimanere impassibile davanti alla brutale discriminazione che questo provvedimento attuerebbe, specialmente rispetto a categorie più deboli ovvero a basso reddito e quindi impossibilitate a sostenere i costi di acquisto di un nuovo veicolo ad alta tecnologia, di fatto impedendone l'accesso alla sede di lavoro, il regolare svolgimento delle funzioni quotidiane e imponendo, nel migliore dei casi, un pesante  peggioramento della qualità della vita, con la parziale e discutibile motivazione di un presunto rischio per la salute e senza alcuna forma di indennizzo. 

Di fronte a questo infortunio giuridico e al minaccioso precedente di arbitrarietà, iniquità e unilateralità nei rapporti tra Amministrazione e Cittadinanza che esso rappresenta, sono a chiedere l'immediata sospensione del provvedimento di istituzione dell'Area B, e la garanzia che nessun provvedimento analogo sarà portato avanti o sostenuto in qualunque forma da questa Amministrazione. Nei limiti concessi dall’ordinamento legislativo, apprezzerei che si ponessero le basi perché un simile provvedimento non si possa mai più ripresentare da parte dell'Amministrazione Cittadina, dimodoché ai Cittadini di Milano venga per sempre garantita la fruibilità completa del proprio veicolo e l'impostazione di una programmazione di acquisto e sostituzione dello stesso in modo totalmente libero da ingerenze da parte della Pubblica Amministrazione locale - come è sempre stato ed è tuttora ovunque nella Repubblica Italiana, mentre non lo sarebbe più in Milano e dintorni se il provvedimento dovesse entrare in vigore. 

In considerazione dell'atteggiamento persecutorio manifestato verso i proprietari di veicoli inclusi nelle attuali categorie che si intenderebbero vietate, in coincidenza con la sospensione indefinita del divieto, suggerirei un'azione di attenta revisione critica dell'operato di questo esecutivo, prendendo coscienza di aver avuto in animo di imporre in modo tanto brutale, massimalista ed intransigente una visione così rozza, ignorante, parziale della realtà cittadina, e vergognosamente intollerante verso categorie di Cittadini, lavoratori e fruitori della Città di Milano, che hanno l’unica colpa di possedere un’auto più datata. 

Sulla base della gravità delle Sue prese di posizione in relazione al citato provvedimento, e di quelle dei Suoi Consiglieri, mi rimetto alle rispettive coscienze quanto alla valutazione dell'opportunità di proseguire questa esperienza di governo cittadino. 

Distinti saluti.

Cordialmente

Stop immediato all'istituzione della zona a traffico limitato "Area B"

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