Dość kłamstw w Corriere della Sera!

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Adresat/Adresaci petycji: Redakcja Corriere della Sera - Redaktor Naczelny - Wydawca

Sono favorevole alla lettera del Polish League Against Defamation

Signore e Signori,

Protestiamo vigorosamente contro l’articolo Gian Antonio Stella „Wojtyla e la fraternità, non dimentichiamolo” contenente delle tesi diffamatorie secondo le quali i polacchi collaborarono e comparteciparono allo sterminio degli Ebrei. Vi chiediamo di smentire le informazioni contenute o di rimuovere completamente l’articolo.

Desideriamo ricordare all’autore e alla redazione, che la Polonia fu l’unico Paese senza un governo collaborazionista, e che lo Stato Segreto polacco puniva con la pena di morte la collaborazione, anche la delazione degli Ebrei e dei polacci che li nascondevano. Il governo in esilio della Polonia e lo Stato Segreto polacco da esso diretto intrapresero numerose azioni per aiutare gli ebrei condannati allo sterminio.

- il 4 dicembre 1942 nacque Żegota – l’organizzazione clandestina specializzata dello Stato Segreto polacco, responsabile esclusivamente  del salvataggio degli Ebrei

- Jan Karski, rischiando la propria vita, informava i governi  dell’Alleanza circa lo sterminio in corso

- il capitano dell’esercito polacco, Witold Pilecki, si fece internare ad Auschwitz per organizzarvi la resistenza

La società polacca che perse la propria élite – medici, ufficiali, scienziati - per colpa dei massacri tedeschi e russi, come a Piaśnica (circa 14 000), Palmiry (circa 1 700), Katyń (21 000), con l’aiuto della Chiesa Cattolica polacca scalò le vette  del sacrificio, sconosciuto in qualsiasi altra parte del mondo. In Polonia, a differenza di altri Stati occupati, aiutando gli Ebrei si rischiava la pena di morte sia per la persona che aiutava che per tutta la sua famiglia. Nonostante il terrore sconosciuto in altri Paesi sott’occupazione, in Polonia ci fu il maggior numero dei Giusti tra le Nazioni. In realtà è sconosciuto il numero dei polacchi che, come la famiglia Ulm, dedicarono la loro vita a salvare gli Ebrei. L’icona dell’eroismo e sacrificio polacco è Irena Sendler. Ultimamente grazie al film “The Zookeeper’s wife” il mondo ha conosciuto Antonina Żabińska, la moglie del direttore del giardino zoologico di Varsavia che salvò decine di Ebrei dal Ghetto di Varsavia. 

Migliaia di Ebrei furono salvati grazie alla Chiesa Cattolica.

A causa della II guerra mondiale la Polonia subì le più grandi perdite materiali e umane. Varsavia fu distrutta più di Hiroshima e Nagasaki. Nel solo giorno della Rivolta di Varsavia, a sangue freddo furono uccisi 10 000 donne e bambini. Il responsabile di questo massacro Heinrich Reinefarth visse indisturbato fino alla fine dei suoi giorni come uno spettabile cittadino tedesco e sindaco di una città.

Nella zona orientale 100 000 polacchi morirono con sofferenze disumane e inimmaginabili dovute agli ucraini alleati di Hitler.

In totale, a seguito della guerra scatenata dalla Germania nel 1939 morirono 6 milioni di cittadini polacchi, inclusi 3 milioni di Ebrei polacchi.

Non solo le sofferenze delle vittime polacche non sono mai state risarcite in nessun modo, ma addiritura per decine di anni furono taciute e non riconosciute. Ad oggi tutti questi fatti non sono presenti nella consapevolezza dell’opinione pubblica occidentale.

Nella condizione di un’occupazione sanguinosa, in assenza dell’élite sociale assassinata, si assistette a casi marginali e isolati di individui depravati che godettero dell’appoggio dell’immenso e onnipotente occupante tedesco e sovietico.

Esasperatamente  vengono utilizzati questi casi isolati che avvennero a Jedwabne e Kielce. Ad oggi non è stata ancora fatta chiarezza – il massacro di Jedwabne si basa spesso su relazioni contradditorie di testimoni oculari e le proteste contro l’esumazione dei corpi delle vittime non permettono di far chiarezza su tali fatti. Nel caso di Kielce – al quale si richiama l’autore dell’articolo diffamatorio, è assodata la partecipazione dei servizi segreti comunisti al fine di inimicare l’opinione pubblica occidentale con la Polonia, tradita durante la Conferenza di Jalta. 

Bisogna essere davvero in mala fede per trarre delle conclusioni così grossolane e dannose come fa l’autore dell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera, soltanto in base a dei casi isolati.

È espressione di estremo sciovinismo e discriminazione, dedicare l’attenzione ad un gruppo etnico, traendo delle conclusioni generalizzate e false in base a degli eventi isolati. In questo modo viene chiusa la strada per un vero dialogo, riconciliazione, integrazione e amicizia tra i popoli nell’Europa Unita, della quale parlava il Papa Giovanni Paolo II.

Questo stile di stigmatizzazione di alcuni gruppi etnici, tipico dell’ideologia fascista, dimostra che il Corriere della Sera non si è liberato dagli schemi di pensiero di dividere la gente in migliore e peggiore, ed è fermo ad una forma mutata del pensiero totalitario.

Scrivere che i polacchi e i tedeschi nella seconda guerra mondiale erano fianco a fianco è un assurdo inimmaginabile, un esempio di un’ignoranza giornalistica senza precedenti e, le parole di incitamento all’odio hanno come obietivo la diffamazione dei polacchi sulla base di discriminazione etnica verso il popolo polacco.

Alla luce di quanto sopra, ancora una volta chiediamo di smentire o di rimuovere l’articolo diffamatorio. 

 

Mira Wszelaka

Presidente della Liga di Guardia di Buon Nome di Polonia (Polish League Against Defamation)

 
Z poważaniem,
[Imię i nazwisko]

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